Dal quartiere alla fabbrica: una comunità che sceglie di sostenere la reindustrializzazione dal basso e le lotte del lavoro.

L’11 e 12 luglio saremo al fianco del Collettivo di Fabbrica GKN per illuminare il corteo con il nostro entusiasmo e salpare con la reindustrializzazione dal basso.

Siamo un quartiere di salariati. Lo eravamo negli anni ’70 quando è stato edificato. lo siamo oggi nel 2026 in piena gentrificazione. Sono cambiati gli usi e i costumi ma i problemi son rimasti gli stessi.
Il mutuo e la rata da pagare, figli e vecchi da accudire, troppe ore da lavorare e poche per godere. Abituati a fare piccoli progetti e rimandare i sogni per fare posto agli imprevisti.

Siamo ingegneri, architetti, commessi, ragionieri, addetti alle pulizie, centralinisti, impiegati, cuochi, camerieri, barristi, educatori, personale scolastico e sanitario, giardinieri, artigiani, ricercatori, grafici, liberi professionisti, meccanici, operai, corrieri, facchini, magazzinieri.

Una comunità con le coordinate politiche rivolte alla galassia dell’estrema sinistra, che rigetta le divisioni sulla purezza dell’atomo e per istinto si riconosce solidale con le lotte sociali.

Viviamo un presente drammatico di fronte al quale ci sentiamo inermi. Escalation bellica, genocidi, crisi climatica, impoverimento costante. “Ci vorrebbe il socialismo” per invertire la deriva reazionaria e bellicista.

Il logo del collettivo di fabbrica: Ingranaggio, stella e semiassi. Stemma di battaglia della lotta operaia che ha resistito al capitale internazionale. È diventato il simbolo di riscatto per migliaia di giovani e lavoratori. Consapevoli di lavorare per un sistema di merda che calpesta la dignità del lavoro ma costretti, per condizioni sfavorevoli, ad adattarsi al modello dominante. E di chi magari ci prova pure ad organizzare una forma di resistenza nel proprio luogo di lavoro ma si misura costantemente con una realtà complessa e contraddittoria.

In questo anni abbiamo imparato che le contraddizioni e le divergenze si battono andando alla radice dei processi. Dimostrando con la pratica i limiti imposti dal sistema.
Nell’attuale scenario di ristrutturazione bellica della società la parola d’ordine della fabbrica pubblica e socialmente integrata rimane la rivendicazione più avanzata a cui il movimento operaio è riuscito ad arrivare.
Autoproduzioni sostenibili e mutualistiche, polo culturale e formativo, strumento di lotta e solidarietà.

Il circolo è sempre stato espressione delle parte più cosciente del quartiere, quella organizzata, quella capace di costruire radicamento sociale e attivazione.
Un presidio di aggregazione ed emancipazione culturale della classe lavoratrice di questo territorio.
C’è un lungo filo rosso che parte dalla prima cinemateca per bambini la domenica mattina, attraversa tutte le generazioni che hanno animato la vita sociale e culturale del circolo, fino ad arrivare al laboratorio degli ex-macelli oggi.

Segui il filo, rivela la trama.

Ex-Macelli Quinto
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